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"Il sogno concreto di Carlo Pagliarini". Intervento di Paolo Gallinari

Il sogno concreto di Carlo Pagliarini
di Paolo Gallinari, Presidente dell’Arci regionale Emilia-Romagna (2003)

Credo che non renderemmo giustizia a Carlo Pagliarini, se non parlassimo del suo grande sogno, quello che coltivò per tutta la sua vita: dare vita in Italia ad una grande associazione laica e di sinistra dei ragazzi.
Infatti questo è il suo progetto cui si dedicò -dopo molto lavoro e non poche delusioni nella sua militanza politica nel PCI, all’API e poi all’Arci- dalla fine degli anni ’70 in poi; credeva nella possibilità di organizzare un’associazione di massa di bambini e bambine, ragazzi e ragazze, con valori di riferimento laici e di sinistra.
Accadde così che l’Arci nazionale, sotto la spinta di un “giovane” di belle speranze di nome Carlo Pagliarini, decise di provare a ricostruire, dopo la fine dei pionieri, un settore associativo di ragazzi, complementare per non dire alternativo all’organizzazione dei Centri di avviamento allo sport dell’Uisp e degli altri Enti di promozione sportiva, alternativo –sebbene non in antitesi- con un’unica associazione giovanile storicamente e saldamente insediata in Italia: gli scout.
Così dopo un Seminario tenuto nella primavera del 1979 nella Biblioteca di S.Ilario d’Enza ed uno nell’autunno dello stesso anno a St. Pierre in Valle d’Aosta, la grande idea prese corpo, e io mi ci trovai in mezzo.
[…] Di lì a poco arrivò l’Assemblea costitutiva di Napoli (aprile 1981), con le polemiche sollevate da chi, fra le componenti politiche interne all’Arci, non voleva che questa “cosa” nascesse; ma il neo presidente dell’Arci, Menduni, gli concesse quel tanto di spazio che bastò a Pagliarini per partire.
Carlo Pagliarini è sempre stato per me un maestro; da lui ho appreso poco alla volta a ragionare per progetti, a prevedere gli sviluppi e le prospettive delle azioni, a lavorare in gruppo, a studiare: tutte cose a dire il vero abbastanza strane dentro ad un’Arci che mi appariva allora senza progetto e quindi senza prospettive, il più delle volte preda del politico di turno, smanioso, appena arrivato, di partirsene per altra e ben più attraente meta.
Ho sempre apprezzato la sua caparbietà e la sua capacità di sognare un futuro che a me appariva invece segnato da troppe contrarietà, e ostacoli sul nostro cammino verso la costruzione di una vera associazione dei ragazzi, mica un’ammucchiata di campigioco-ludoteche-campeggi-feste-vacanze-animazione-progetti seminari; anche se quel sogno non ci avrebbe condotto alla meta ipotizzata, tuttavia ci aveva fatto lavorare in funzione di essa, e non era stato invano, perché grazie al suo lavoro si sono fatte grandi cose e sono maturate e si sono formate persone che hanno proseguito con strumenti non rudimentali il loro itinerario nell’associazionismo, nella politica o nelle professioni, o comunque ne hanno fatto tesoro nella vita.
Pagliarini credeva in questo sogno, e ci credeva un folto gruppo di giovani dirigenti del territorio, cresciuti con quest’idea; dai primi anni ’80 e per un decennio, ci siamo cullati nell’illusione di essere lì lì per sfondare, invece ci sbagliavamo tutti, anche lui, praticare quell’idea non era possibile. Intendiamoci, l’Arciragazzi c’è tuttora e lavora a fior di progetti, ma la sua dimensione è rimasta quella di una piccola entità di qualche migliaio di aderenti.
Perché, mi sono più volte domandato nel corso di quegli anni, perché, anche quando le cose andavano come meglio non sarebbe potuto, non siamo mai riusciti a sfondare, a creare davvero, insomma, un’associazione laica di massa, di ragazzi, di educatori, di genitori?
La risposta completa non l’ho trovata […]